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LA MAPPA SOCIALE

Tutti noi quando decidiamo di visitare una città, un museo, fare un viaggio cerchiamo di dotarci di informazioni utili; chiediamo notizie a chi vi è già stato, compriamo carte stradali e mappe, leggiamo guide e racconti, prestiamo più attenzione a tutte le informazioni che riguardano il luogo che andremo a visitare.

A volte si tratta di luoghi che abbiamo già attraversato per altre ragioni, con altri scopi e con stupore scopriamo quante cose, pur essendo evidenti, erano sfuggite alla nostra percezione.

Guardare con nuove motivazioni il proprio luogo di lavoro e raccogliere tutte le informazioni utili vuoi dire, per i delegati, produrre la propria "mappa sociale". Sulle motivazioni che ci spingono ad investire risorse e tempo per occuparci di più e meglio delle condizioni di lavoro e di vita dei nostri compagni, si sofferma buona parte del percorso formativo; quali informazioni raccogliere è l'obiettivo di questo incontro. Sul piano della lettura delle relazioni, fra i compagni di lavoro, particolare attenzione va posta al comprendere le situazioni di difficoltà, a vedere quali siano le eventuali azioni di sostegno e solidarietà, o al contrario di ulteriore discriminazione; contemporaneamente vanno colte tutte le domande di agio che, partendo dai luoghi di lavoro, si collocano all'interno delle attività sportive ricreative e culturali.

Ci interessano le relazioni che queste attività hanno prodotto con la rete delle risorse del territorio dai servizi socio-sanitari alle associazioni del terzo settore, ci interessa infine avere un quadro di quanto la contrattazione aziendale, formale e informale, sia riuscita a tradursi in diritti e tutele a partire dai soggetti più deboli.

Il lavoro potrebbe partire dalla raccolta dei contratti integrativi evidenziando i contenuti che riguardano le tematiche sociali; nel contempo, recuperando la memoria storica, si tratterebbe di segnalare anche le esperienze di contrattazione "informale". Successivamente, ma senza una particolare gerarchia e con le ovvie gradualità, si tratterebbe di definire un quadro della composizione sociale dell'azienda che, partendo dalle differenze di genere e di generazione, tenga conto:

    dei diversi tipi di rapporto di lavoro in essere e sulle condizioni dei lavoratori più disagiati e appartenenti alle categorie protette,

      

  • dei colleghi con bambini piccoli o anziani non autosufficienti in casa, di coloro che hanno avuto recentemente un grave lutto, o subito una separazione, ma anche una nascita o un affidamento o un'adozione

     

  • di coloro che stanno affrontando una grave malattia, di coloro che sono impegnati nell'associazionismo, sia in azienda che nel territorio, sia nella solidarietà internazionale che nell'ambiente,

     

  • di coloro che stanno manifestando un'evidente difficoltà, che sono vittime di discriminazioni e di mobbing, ma anche di coloro che si stanno impegnando per aiutare dei colleghi di lavoro,

     

  • di un quadro delle associazioni che operano o hanno collaborato in progetti di solidarietà con l'azienda e di quelle situate nel territorio vicino all'azienda,

     

  • di un quadro delle sottoscrizioni e iniziative che si sono realizzate su sollecitazione dei colleghi di lavoro,

     

  • della rete dei servizi socio-sanitari che hanno responsabilità territoriale sull'azienda dell' applicazione della legislazione legata all'uso dei permessi di lavoro (L. 288/91 servizio civile, L. 309/90 tossicodipendenze, L. 104/90 handicap, L. 584/87 e 107/90 donatori di sangue, L. 159/84 e Dpr 194/2001 protezione civile, L. 266/91
  • volontariato, L. 49/87 organizzazioni non governative, L 53/2000 sui congedi parentali),
    • di un quadro sulle tutele dove ad esempio sulla 626 vanno considerati in particolare i compiti del medico competente e ai casi di inidoneità e anche la legge 125/91 sulle pari opportunità, quella sugli immigrati, sulle molestie sessuali e sulla sieropositività L. 135/90,
      • -delle caratteristiche dei servizi di tutela delle organizzazioni sindacali e le procedure di accesso ai servizi sociali e sanitari del territorio
      • Contemporaneamente sarebbe opportuno avere un quadro dei luoghi (la mensa, la macchinetta del caffè, gli spogliatoi, il circolo aziendale, il bar di fronte, ecc..) e dei tempi (le pause contrattuali, le pause informali, i messaggi via computer, le telefonate, le cene, ecc. ..) dove i colleghi scambiano informazioni, chiacchierano, parlano di se e dei propri progetti.
      • Una particolare attenzione andrebbe dedicata anche ai lavoratori neo-assunti, a quelli a tempo determinato o a quelli con i diversi contratti più o meno atipici; la maggioranza di questi lavoratori non conosce bene l'azienda. non ne sa la storia, le caratteristiche, non conosce i delegati ne l'esperienza contrattuale e, se esistono, le relative tutele. Perché non pensare, ad esempio, ad una piccola pubblicazione sindacale da consegnare a loro al momento dell'ingresso in azienda?
      • Per dove è presente la saletta sindacale bisognerebbe: far in modo che non sia solo la sede della Rsu e degli incontri dei delegati ma anche il punto di riferimento di tutte le diverse attività sociali che coinvolgono i colleghi di lavoro
      • Altri punti, non meno rilevanti da quelli citati in questa breve nota, andrebbero considerati nel predisporre e aggiornare la "mappa sociale"; siamo certi che, quando avremo un numero consistente di lavori ed esperienze, apparirà un quadro più preciso e ricco di contenuti; per questa. fase di sperimentazione ci interessava di più provare a sollecitare la fantasia.
     
     
     
     
     
     

 

Created by bonzi
Last modified 2006-03-27 08:51
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